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Castel dell’Ovo

Il castel dell’Ovo è il più antico castello di Napoli che sorge sull’isolotto di Megaride dove, secondo la leggenda, vi approdò la sirena Partenope che diede il primo nome alla città antica, primo insediamento dei greci, nella metà del VII secolo a.C.
Lo scoglio con porticciolo turistico è attualmente famoso con il nome di Borgo Marinari ed è davvero molto amato dai napoletani e non solo, soprattutto quando, d’estate, la brezza marina attenua il caldo e concede refrigerio ai visitatori grazie alla presenza della baia dove si ergono ristoranti e locali tipici. Borgo Marinari è collegato alla terraferma da un ponte che lo lega esattamente al lungomare di Napoli, in via Partenope.

Il primo antico centro abitato fu fondato sulla propaggine naturale del Monte Echia, il quale fu conquistato subito dopo la presa dell’isolotto; l’isolotto è collegato da un istmo di roccia alla terraferma e in esso, ancora oggi, si erge il rione di Santa Lucia.

Prima della fondazione di Castel dell’Ovo, nel I secolo a.C., l’isola e la terraferma vennero collegate dal patrizio Lucio Licinio Lucullo, il quale fu un precursore nel rendersi conto delle enormi potenzialità del posto: acquisito un fondo molto vasto proprio in quel lembo di terra circondato dal mare, egli vi eresse la sua incantevole villa, nota come Castellum Lucullanum. Nel suo sfarzoso castello, Lucullo diede vita a studi filosofici e storici, a dimostrazioni di ricchezza anche attraverso infiniti banchetti, danze, spettacoli di intrattenimento, giochi ed altri eccessi, i quali, appunto, generarono l’aggettivo “luculliano” per indicare questo appariscente modo di vivere. Già allora, nella Villa di Lucullo, erano presenti allevamenti di murene, alberi da pesco, giunti dalle terre persiane e ciliegi, importati da Cerasunte, oggi Giresum, capoluogo dell’omonima provincia turca.

La villa di Lucullo subì diversi attacchi sia in epoca angioina, sia aragonese e questo richiese frequenti interventi di ristrutturazione per attribuirle nuovamente il suo originario aspetto normanno. Ripercorrere e narrare la storia di Castel dell’Ovo è tutt’altro che semplice, per il fatto che si tratta di un continuum succedersi di fatti storici, miti popolari, aneddoti e leggende che si intrecciano sin dalla sua fondazione e fino ai giorni nostri.

Tra queste narrazioni prende vita anche una storia popolare che riguarda il poeta Virgilio e il suo uovo. Il Castrum era la villa più nota di tutto il Golfo di Napoli, si ergeva dalla montagna di Pizzofalcone fino a Piazza del Municipio, dove oggi è presente il Maschio Angioino. In questa imponente villa furono raccolte opere d’arte giunte dalle province asiatiche, esisteva una imponente biblioteca presso la quale si recavano intellettuali e uomini di scienza provenienti da ogni luogo. Erano qui allevati pesci rarissimi e la villa fu dotata di peschiere capaci di fruttare milioni di sesterzi.

Dal V al X secolo, la villa divenne poi un eremo per monaci basiliani provenienti dalla Pannonia: essi adottarono la regola benedettina e idearono lo scriptorium, anche grazie alle immense opere bibliotecarie lasciate in eredità dallo stesso Lucullo. Nel X secolo, i monaci dovettero abbandonare il castello dopo l’arrivo dei saraceni, quando i Duchi di Napoli lo trasformarono in fortezza e avamposto destinato alla difesa della città. I religiosi lasciarono il complesso monastico per rifugiarsi a Pizzofalcone. Dei documenti risalenti a 1128, narrano dell’esistenza di una fortezza creata dai monaci basiliani e chiamata Arx Sancti Salvatoris e della quale è giunto a noi solo il frammento di un ingresso con grandi archi nel loggiato.

Il castello venne fortificato ancora una volta sotto il regno di Costanza d’Altavilla, regina degli avevi, dallo stesso Federico II, il quale eresse Torre di Colleville, Torre di Mezzo e Torre Maestra. In questo periodo il maniero fu adoperato come reggia e come prigione di stato. L’avvento dei viceré spagnoli prima e dei Borbone dopo, comportò la creazione di due ponti levatoi e di un’ulteriore fortificazione con batterie.

Dal XVIII secolo Castel dell’Ovo smise di essere definitivamente la sede dei reali e fu adibito esclusivamente ad avamposto militare, ad accantonamento e a prigione: qui trovarono la reclusione Tommaso Campanella, prima della condanna a morte e diversi carbonari, giacobini e liberali. Dopo l’Unità d’Italia fu studiato un piano di risanamento che doveva mutare tutto l’aspetto di Napoli e che comprendeva l’intero abbattimento del castello per sostituirlo poi con un nuovo rione; fortunatamente non si proseguì con questo proposito, sebbene la fortezza rimase in totale abbandono fino ai restauri che ebbero luogo nel 1975.

Oggi Castel dell’Ovo è visitabile e fa parte del rione di Santa Lucia: al suo interno, nelle bellissime sale si svolgono manifestazioni, convegni, meeting e mostre. Come accennato, di fronte alle mura c’è il porticciolo di Borgo Marinari, sede della movida napoletana e di vari importanti circoli nautici.